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COPYRIGHT: cosa cambia nel WEB

 

Ieri, 12 settembre 2018, il Parlamento Europeo di Strasburgo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d'autore nel mercato unico digitale. Tenendo conto delle modifiche al testo della direttiva, le disposizioni introdotte mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, e anche editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo viene utilizzato da piattaforme digitali. Non sono previsti filtri sui contenuti ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d'autore "concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright".

 

Nel testo della direttiva viene specificato che i contenuti caricati su enciclopedie on line che non hanno fini commerciali, siano escluse dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.

 

BREXIT – Quali effetti sulla tutela della P.I.?

Da quando è stata annunciata la decisione del Regno Unito di avviare il processo di uscita dall'Unione Europea, Vi sono state molte discussioni sul futuro di molte leggi comunitarie che trovavano applicazione in tale paese, non ultime quelle sulla Proprietà Intellettuale.

La protezione dei diritti di Proprietà Intellettuale rappresenta un tema cruciale nel processo di abbandono dell’U.E. da parte del Regno Unito, pertanto riportiamo di seguito alcune brevi note esplicative.

Per ciò che riguarda i brevetti, l'attuale sistema europeo non è armonizzato dalla legislazione dell'U.E. in quanto il "brevetto europeo" rappresenta, in effetti, un insieme di brevetti nazionali a cui si accede attraverso una procedura centralizzata di applicazione. Pertanto i brevetti europei esistenti che coprono il Regno Unito non saranno interessati nell’immediato dall’uscita del Regno Unito dalla U.E.

L'area che più probabilmente subirà un cambiamento significativo post-Brexit è costituita dai marchi, modelli disegni, varietà vegetali e denominazioni geografiche registrati dell'U.E.

In un documento prodotto dall’EUIPO congiuntamente alla Commissione Europea il 22/01/2018 e succ. mod. viene infatti comunicato che a decorrere dalla data dell’uscita ufficiale del Regno Unito dalla U.E. (30 marzo 2019), le norme europee che tutelano marchi, disegni e modelli, varietà vegetali e denominazioni geografiche in vigore non saranno più applicabili al Regno Unito, così come alle domande relative ai suddetti pendenti alla data di uscita ufficiale.

Fatti salvi eventuali accordi transitori che al momento parrebbero prevedere una continuità di tutela dei titoli UE nel Regno Unito fino a dicembre 2020, a partire dal 31 Marzo 2019, la protezione garantita dal deposito U.E. dei titoli in Proprietà Industriale non comprenderà più il Regno Unito.

Il marchio europeo è regolato dalla legislazione dell'U.E. e, dopo l’uscita del Regno Unito da quest’ultima, esiste la possibilità che la legge sulla Proprietà Intellettuale del Regno Unito inizi a divergere dalla legislazione dell'U.E. L’ipotesi di accordi in tal senso è attesa entro marzo 2019, tuttavia, i titolari che detengono marchi europei, modelli disegni, varietà vegetali e denominazioni geografiche comunitari non saranno più tutelati nel Regno Unito ed è probabile che si renda necessario istruire un nuovo processo di deposito per la tutela nazionale nel Regno Unito.

Come nostra consuetudine, vi manterremo costantemente informati sull’evoluzione della normativa I.P. in Europa e in particolare nel Regno Unito e sulle conseguenze che tale uscita avrà sui titoli I.P.

UE: I principali Market Places protagonisti nella lotta ai prodotti pericolosi

Quattro marketplaces online fanno da pionieri e sottoscrivono un accordo con la Commissione Europea per ritirare in tempi rapidi i prodotti e gli articoli pericolosi venduti sui loro mercati online. Sono Alibaba, Amazon, eBay e Rakuten-France che hanno siglato in questi giorni un impegno con la Commissione europea.

Le quattro società si sono impegnate a reagire alle notifiche di prodotti pericolosi trasmesse dalle autorità degli Stati membri entro 2 giorni lavorativi e ad adottare misure a seguito di segnalazioni da parte di clienti entro 5 giorni lavorativi.

L’impegno è dunque quello di garantire maggiore sicurezza ai consumatori europei, considerando che le vendite online rappresentano il 20% delle vendite totali nella Ue nel 2016 (Eurostat) e che un numero crescente di prodotti pericolosi notificati attraverso il sistema di allarme rapido viene venduto online. Secondo l’ultima relazione fatta dalla Commissione europea, sono giocattoli e automobili, seguiti da abbigliamento e prodotti tessili, i prodotti più pericolosi che sono stati rilevati e bloccati dal Sistema di allerta rapido europeo nel 2017.

Molti sono venduti online, in oltre la metà dei casi provengono dalla Cina (ma la percentuale è stabile rispetto all’anno precedente). E il rischio più segnalato è quello di lesioni.

L’accordo con i quattro mercati online rappresenta un punto di partenza e la speranza della Commissione è che altri mercati seguano il loro esempio. 

Alibaba Group (per AliExpress), Amazon, eBay e Rakuten-France si sono impegnate, nel dettaglio, a “reagire entro due giorni lavorativi dal ricevimento di una segnalazione delle autorità ai punti di contatto delle imprese per rimuovere dai loro cataloghi online i prodotti non sicuri”. A questo si aggiunge l’impegno a “fornire ai clienti una chiara modalità per comunicare la presenza di prodotti pericolosi online” e di trattare rapidamente queste comunicazioni, dando una risposta adeguata entro cinque giorni lavorativi.

I quattro marketplace si sono inoltre impegnati a “consultare le informazioni sui prodotti richiamati e pericolosi disponibili nel 

sistema di allarme rapido nell’UE 

(https://ec.europa.eu/consumers/consumers_safety/safety_products/rapex/alerts

/repository/content/pages/rapex/index_en.htm

per i prodotti pericolosi non alimentari e anche provenienti da altre fonti, quali le autorità di controllo, e adottare le misure idonee nei confronti di tali prodotti, una volta che siano individuati”; a fornire punti di contatto unici destinati alle autorità per segnalare prodotti pericolosi e ad adottare misure che prevengano la ricomparsa dei prodotti pericolosi già eliminati.

Altro impegno dei quattro mercati online è quello di dare informazioni e formare i venditori sulla conformità alla legge europea in materia di sicurezza dei prodotti, esigere il rispetto della legge e fornire ai venditori il link all’elenco della normativa dell’UE in materia di sicurezza dei prodotti.

http://www.helpconsumatori.it

Indagine EUIPO sui costi della contraffazione

Da una ricerca condotta dall’EUIPO: ogni anno la contraffazione in 13 settori economici rilevanti costa all'Unione Europea 60 miliardi di euro 

 Una nuova ricerca condotta dall'Ufficio dell'Unione europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) rileva che ogni anno si perdono 60 miliardi di Euro a causa della contraffazione che colpisce ben 13 settori economici. 

Le cifre attuali mostrano che le perdite annue dirette di tali settori ammontano a 60 miliardi di Euro, pari al 7,5 % delle rispettive vendite, a causa della presenza di prodotti falsi sul mercato. 

I settori analizzati sono: cosmetici e igiene personale; abbigliamento, calzature e accessori; articoli sportivi; giocattoli e giochi; gioielleria e orologi; borse e valigie; musica registrata; alcolici e vini; prodotti farmaceutici; pesticidi, smartphone, batterie e pneumatici. 

La relazione pubblicata da EUIPO riunisce anche gli studi realizzati sul contributo della P.I. all'economia dell'UE e sul costo della contraffazione e della pirateria per il commercio internazionale. 

Essa presenta inoltre una panoramica delle iniziative promosse da organismi nazionali, regionali e internazionali per combattere le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.
«Negli ultimi cinque anni – ha dichiarato il direttore esecutivo dell'EUIPO António Campinos – le nostre attività di segnalazione e ricerca hanno fornito, per la prima volta, un quadro completo dell'impatto economico della contraffazione e della pirateria sull'economia dell'UE e sulla creazione di occupazione nonché dati di intelligence sulle modalità delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Attraverso la nostra ricerca abbiamo anche dimostrato i benefici che la proprietà intellettuale reca alla crescita e all'occupazione. Abbiamo svolto il nostro lavoro in modo tale che i responsabili politici e i cittadini possano essere certi del valore della proprietà intellettuale e dei danni che derivano dalla sua violazione.» 

I prodotti contraffatti presenti sul mercato italiano dei tredici settori interessati causano annualmente perdite pari al 7,9 % delle vendite dirette, secondo quanto riportato nella relazione.