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LA "GRANDE SFIDA" DELLE PMI

In questi giorni si assiste spesso attraverso i mezzi di comunicazione ad un inasprimento delle posizioni riguardanti non solo la politica comunitaria, che non è nostro compito commentare, ma una sfiducia generalizzata nei confronti del nostro tessuto produttivo.

Spesso ci siamo chiesti il perché ed una delle risposte che ci è sovvenuta   deriva proprio dalle grandi sfide a cui sono sottoposte le nostre imprese, specie la Media e Piccola impresa, motore sociale ed economico del nostro Paese.

La sfida più grande alla quale sono sottoposte le nostre aziende, si chiama lotta alla contraffazione. Si perché l’Italia è il paese europeo più colpito da questo fenomeno, secondo solo agli USA a livello mondiale.

Eppure gli strumenti che contribuiscono con efficacia alla lotta contro questo fenomeno così dilagante, ci sono ed uno dei più efficaci è la protezione offerta dal Codice sulla Proprietà Intellettuale.

La proprietà intellettuale (IP) è uno tra i fattori determinanti per la crescita economica e l’innovazione. Insieme alla proprietà fisica, la proprietà intellettuale incentiva gli imprenditori a creare beni e servizi originali e a diffonderli al più ampio numero di cittadini.

Purtroppo, pur essendo le imprese italiane propense all’innovazione, faticano a tutelare la proprietà intellettuale, lasciando spesso che idee e prodotti vengano posti sotto tutela in Paesi ove la proprietà Intellettuale è indubbiamente vista come il vero valore aggiunto del proprio lavoro e non è un caso, che ai primi posti di questo indice si trovino da anni i paesi che innovano di più, come Germania, quelli Scandinavi, gli Stati Uniti, Cina, Singapore e la Svizzera, che si trovano ai vertici del sistema economico mondiale, godendo della fiducia degli investitori.

Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale che misura come viene tutelata la proprietà in oltre 125 paesi rappresentanti il 98% del Prodotto interno lordo mondiale ed il 93% della popolazione, l’Italia si posiziona al 50° posto, e sempre secondo l’OMPI, l’indice internazionale per i Diritti di proprietà dimostra che più la proprietà è tutelata e più marcato risulta il dato secondo cui le aziende che provvedono al deposito di marchi e brevetti registrano circa il 32% in più di ricavi, specie se trattasi della piccola e media impresa.

La globalizzazione ha fatto una selezione dura e dolorosa, ma ha anche plasmato e migliorato il tessuto produttivo italiano che operando in uno scenario globalizzato ma complesso dal punto di vista della tutela della PI, per orientarsi tra le diverse legislazioni, si appoggia ai consulenti esperti in materia di Proprietà Intellettuale.

I nostri esperti sono a Vostra disposizione. Non esitate a contattarci!

Il Brevetto Europeo con effetto Unitario

Il brevetto europeo con effetto unitario (“brevetto unitario”) sarà rilasciato dall'Ufficio Europeo dei brevetti (EPO) e consentirà, attraverso il pagamento di una unica tassa di rinnovo direttamente all'EPO, di ottenere contemporaneamente la protezione brevettuale nei 26 paesi UE aderenti all'iniziativa: Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Polonia, Malta, Cipro, Grecia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Slovenia, Portogallo, Austria, Romania, Bulgaria, Ungheria, Irlanda.

Il brevetto unitario non si sostituisce ma semplicemente si affianca alla tutela brevettuale oggi esistente a livello nazionale (in Italia presso l’UIBM) e a livello europeo (presso l’EPO). Esso sarà operativo dopo l’entrata in vigore dell’Accordo internazionale sul Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB) e l’inizio della sua applicazione provvisoria.

Ciò si stima non potrà avvenire, nel migliore dei casi,  prima della prima metà del 2019 tenuto conto che la ratifica dell’Accordo TUB e del suo Protocollo per l’Applicazione Provvisoria sta registrando dei ritardi in alcuni paesi UE aderenti.

Al momento è incerta la situazione in Germania, dove l’iter parlamentare di ratifica si è completato da tempo, ma la firma della legge di ratifica da parte del Presidente della Repubblica tedesca è stata bloccata dalla Corte Costituzionale federale a seguito di un’eccezione di costituzionalità sollevata da un privato cittadino nei riguardi dell’Accordo TUB. Un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del TUB (www.unified-patent-court.org)  il 21 settembre 2017 precisa che allo stato attuale non è possibile fare previsioni sui tempi della decisione della Corte Federale, e quindi,  risulta difficile definire un calendario per l’avvio del sistema del brevetto unitario.

 

(fonte: U.I.B.M.)

Birkenstock esce da Amazon.

L’azienda tedesca leader mondiale nella produzione di calzature interromperà i rapporti con il colosso americano dell’e-commerce Amazon anche in Europa.

Birkenstock aveva segnalato diverse volte il problema, chiedendo ad Amazon di attivarsi per stroncare la vendita dei falsi, dando anche dei suggerimenti, e interrompendo le vendite negli Usa:sin da Gennaio 2017 aveva dato un segnale forte della ferma volontà di preservare i propri prodotti.

A poco è servita la presa di posizione di Amazon, che nell'autunno 2016 aveva dichiarato di voler avviare una serie iniziative di contrasto contro la contraffazione, anche adottando procedure che imponessero ai venditori di dimostrare di avere l'autorizzazione dei proprietari dei marchi. Evidentemente qualcosa ha continuato a non funzionare, e Birkenstock ha deciso di lasciare definitivamente il colosso dell'e-commerce.

E’ la prima volta che succede che la perdita di fiducia di un produttore verso una piattaforma che gode di rilevante reputazione presso i consumatori vede la decisa fuoriuscita di quest’ultimo da una delle piattaforme leader mondiali nel commercio on-line. Si crea un precedente di cui i maggiori market places a livello mondiale non potranno non tenere conto.

 

Blindato il segreto industriale

Attuazione della direttiva (UE) 2016/943 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2016, sulla protezione del know-how.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 giugno 2018, dal 22 giugno p.v., diviene operativo il Decreto Legislativo 11 maggio 2018, n° 63 relativo al nuovo regime di tutela del know-how e delle informazioni commerciali riservate.

Con l’applicazione del suddetto D.L., la tutela del segreto industriale e commerciale diverrà più efficace e comparabile con il resto della UE con le importanti e significative modifiche apportate al Codice della P.I. nonché al Codice Penale.

In particolare è significativo l’art. 121 ter relativo alla tutela della riservatezza dei segreti commerciali nel corso dei procedimenti giudiziari. Con le modifiche nonché integrazioni apportate, il giudice può vietare a soggetti da lui nominati o delegati, alle parti, ai consulenti o comunque a tutti i soggetti che a qualunque titolo hanno accesso agli atti, l’utilizzo o la rivelazione dei segreti commerciali oggetto del procedimento.

Ogni impresa detiene dei segreti generati durante l’attività imprenditoriale. La maggior parte di esse tuttavia si rende conto della loro importanza soltanto quando il segreto è già stato svelato. É in questo frangente che l’azienda si rende conto, purtroppo tardivamente, di aver posseduto qualcosa avente un valore meritevole di adeguata protezione.

Considerando la rapidità con cui muta la tecnologia, la protezione del segreto industriale, in alcuni casi, rappresenta il diritto di proprietà intellettuale più attrattivo, interessante, efficiente e facilmente accessibile.

Ecco perché, nel disporre le misure, il giudice considera le circostanze del caso concreto, tra le quali le misure adottate dal legittimo detentore per proteggere i propri segreti commerciali.

Per dimostrare l’adeguata protezione delle informazioni, al fine di renderle tutelabili ed opponibili, non è sufficiente la buona fede, è necessario, invece, che sia posto in essere un serio criterio di difesa ed una corretta protezione, dimostrabile e documentabile.

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento, seguite questo link: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/06/07/18G00088/SG

Vendite on-line: qualche regola in piĆ¹

Vendite on-line: nuovi interventi per un corretto sviluppo del mercato

Da un articolo apparso nel sito del Garante della Concorrenza e del Mercato apprendiamo che sono stati effettuati nuovi interventi nei confronti di società che svolgono attività di vendita on line.

In particolare si fa riferimento all’obbligo di essere in possesso del bene di cui alla vendita, cioè lo stesso deve essere presente e disponibile nel magazzino/negozio del venditore e quindi con tempi di alienazione del bene certi. Da qui, il provvedimento cautelare anche in riguardo alla pratica scorretta dell’addebito anticipato di corrispettivi per beni che non risultino in giacenza o che non siano comunque pronti per la consegna.

Gli interventi della Autorità nel settore dell’e-commerce ha visto, nell’ultimo triennio, lo svolgimento di 56 procedimenti, 18 dei quali – relativi ai casi più gravi – si sono conclusi con l’accertamento delle violazioni contestate e l’erogazione di sanzioni per complessivi € 3.100.000,00, mentre per 4 società, nei confronti delle quali erano stati ipotizzati illeciti meno gravi, l’Autorità ha accettato e reso obbligatori gli impegni presentati.

Infine 34 operatori, aderendo all’invito dell’Autorità a superare carenze rilevate dall’esame dei rispettivi siti internet, sono intervenuti modificando i contenuti informativi degli stessi, in modo da renderli conformi alle previsioni del Codice del Consumo.

Potete trovare l’intero articolo al seguente link: http://www.agcm.it/stampa/comunicati/9261-ps10403b-vendite-on-line-nuovi-interventi-per-un-corretto-sviluppo-del-mercato.html