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TRIBUNALE UNICO BREVETTI – MILANO CANDIDATA NATURALE

Nonostante quanto espresso a più voci circa la candidatura di Milano ad ospitare gli uffici del Tribunale Unico dei Brevetti, in origine l’insediamento era previsto a Londra, ma con la questione Brexit una nuova location si rende pressoché necessaria e la posizione ufficiale del governo non è così definita. Pur sostenendo una candidatura generica per la sede in Italia, nella mozione approvata dalla Camera dei Deputati il 9 aprile 2019 non si fa menzione alcuna del capoluogo lombardo, che più si è speso a tutti i livelli istituzionali per succedere alla capitale britannica.

Una nota dell’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale esprime forte delusione dalla mancata presa di posizione chiara da parte delle istituzioni, ma continuerà a sostenere la candidatura di Milano già sede della divisione Nazionale del Tribunale unificato. (aprile 2019)

LA VIA DELLA SETA – AL VIA LA RIDUZIONE DELLE DOPPIE IMPOSIZIONI FISCALI

Tra le intese sottoscritte a Villa Madama tra Cina e Italia in questi giorni c’è quella tra il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. Il nuovo accordo elimina le doppie imposizioni fiscali. Il nuovo testo, informa il Ministero, aggiorna quello in vigore dal 1990 e recepisce le raccomandazioni vincolanti del progetto OCSE/G20 BEPS.

Uno degli aspetti più interessanti che viene trattato negli accordi è il tema delle Royalties. A tal proposito è previsto che “l'aliquota generale applicabile nello Stato della fonte non possa eccedere il 10% sui canoni corrisposti per l'uso, o la concessione in uso, di un diritto d'autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche ivi compresi il software, nonché per brevetti, marchi, disegni o modelli, nonché per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico. È invece prevista un'aliquota effettiva del 5% (l'aliquota nominale del 10% si applica sull'ammontare del 50 per cento delle royalties) per i pagamenti relativi all'utilizzo o al diritto di utilizzo di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche. Questa aliquota è inferiore a quella prevista per le stesse tipologie di pagamenti negli accordi stipulati dalla Cina con i principali Paesi europei, in cui la riduzione massima si attesta al 6%.”

Naturalmente, una particolare enfasi è stata posta dagli organi di informazione circa gli aspetti riguardanti le aliquote sui dividendi, sugli interessi e sulle plusvalenze, tutte materie strettamente economiche che lasciamo commentare agli esperti del settore.

Per ciò che ci riguarda da vicino, riteniamo che l’aspetto delle royalties trovi un ampio margine di applicazione, specie per le  PMI italiane che, pur volendo ampliare il proprio mercato, hanno sempre trovato un forte ostacolo negli oneri a cui hanno dovuto far fronte sinora.

(http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2019/comunicato_0058.html)

LA VIA DELLA SETA – CONOSCERE E FARSI CONOSCERE – COME E COSA FARE

Ampliare il proprio mercato e penetrare quello cinese, è indubbiamente una sfida a cui molte aziende italiane cercheranno di sottoporsi soprattutto ora, dopo la firma delle intese sottoscritte a Villa Madama tra Italia e Cina, più note come “Nuova Via della Seta”.

Un bacino di “consumers” come quello cinese è una opportunità troppo ghiotta per non essere presa in seria considerazione. Tuttavia, come tutte le opportunità di ampliamento, anche questa richiede attente valutazioni e conoscenze. Nella nostra attività di Consulenti, già più volte abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con aziende alle prese con richieste di deposito di titoli in P.I. in Cina ed in base alle nostre esperienze ed alle recenti novità apportate dagli accordi, riteniamo doveroso fare una breve panoramica di quanto necessario attivare per proteggersi da possibili contraffazioni.

Uno degli strumenti più validi a cui ricorrere per evitare conflitti con i partner cinesi (ma non solo!) prima di rivelare qualsiasi informazione, è la sottoscrizione di un “NNN agreement” (non disclosure – non use – non circumvention), un accordo che prevede la protezione dei dati e delle informazioni, nonché dell’uso illecito del prodotto/servizio oggetto della collaborazione. E’ importante in questa fase prevedere degli accordi che tutelino entrambe le parti in egual misura e che, nella nomina del Foro competente a risolvere le eventuali  controversie, siano nominati quelli di entrambe le parti, specie quando si parla di un bacino d’utenza così vasto come il territorio cinese.

Il secondo punto da considerare è la registrazione preventiva del titolo (marchio, design, brevetto) che si intende commercializzare/produrre in Cina, anche attraverso la registrazione internazionale, designandola come territorio di protezione.

Se si intende raggiungere più agevolmente il consumatore cinese una rilevante valutazione da fare è quella di registrare il marchio anche in caratteri cinesi sonpratutto per prodotti di largo consumo.

Un aspetto importante e basilare per una azienda che vuole penetrare il mercato cinese è  fornito dalla partecipazione alle fiere che si svolgono sul territorio. Per limitare possibili controversie che negli ultimi anni sono cresciute in maniera esponenziale, il governo cinese ha obbligato gli enti fiera a dotarsi di un ufficio denominato “I.P.bureau” quando la manifestazione ha una durata superiore ai due giorni. In questo frangente è bene avere a propria disposizione lla documentazione che attesti la proprietà del titolo e/o dei diritti di sfruttamento. Qualora si dovessero rilevare infrazioni palesi, o ritenere di aver subito una qualsiasi violazione del titolo di P.I., è bene, dopo una opportuna raccolta di prove (cataloghi, fotografie, etc.) rivolgersi alle autorità competenti ed all’ I.P. bureau stesso che ha facoltà di intervenire.

Un ulteriore aspetto della volontà di trasparenza e di buona pratica commerciale è data dalla approvazione da parte del governo cinese di una legge il 31.08.18 che prevede che le piattaforme di e-commerce (es. Alibaba) debbano richiedere agli operatori che intendono avvalersi della piattaforma stessa per la vendita dei loro prodotti/servizi, di fornire informazioni veritiere e verificabili dei titoli e licenze relative al commercio del prodotto/servizio che intendono commercializzare. Qualora una titolare di P.I. ritenga di aver subito violazione, la piattaforma, dopo debita notifica, è obbligata a bloccare/eliminare l’utente/prodotto/servizio contraffatto. Qualora detta piattaforma non intervenisse tempestivamente, verrebbe difatti ritenuta pari responsabile della violazione.

Altri e molteplici aspetti coinvolgono le buone pratiche commerciali messe in evidenza dagli ultimi accordi sottoscritti con il governo cinese, alle quali non mancheremo di dar seguito su queste pagine.  

Brexit e diritti di proprietà intellettuale dell’U.E.- aggiornamenti

Le modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (UE) sono tuttora incerte vista la confusione delle posizioni all’interno del Parlamento britannico ma, nonostante l’incertezza sulla data della Brexit, come già anticipato in queste pagine, per i titolari di marchi UE e design comunitari già concessi sono previste procedure per garantire continuità di tutela. Tuttavia nel caso di domande pendenti occorrerà attivarsi per depositare una nuova domanda.    

Attualmente, a seguito della proroga al 30 giugno 2019 ed al conseguente dibattito interno al Parlamento britannico, la situazione rimane congelata in attesa di accordi politici.

Al momento dell’uscita, qualsiasi sia la data, secondo le dichiarazioni del governo inglese, i diritti di proprietà industriale dell’UE saranno trattati nel Regno Unito come segue.

Marchi e design dell’Unione Europea registrati

L’Ufficio della Proprietà Intellettuale del Regno Unito (THE UK PO) rilascerà automaticamente ai titolari di diritti di proprietà industriale dell’UE registrazioni nazionali di marchi e design “cloni” di quelle dell’UE.

Tale trasformazione avrà luogo senza alcun costo per i titolari, e ovviamente il nuovo titolo nazionale nel Regno Unito richiederà un rinnovo separato da quello del titolo originario dell’UE.

La stessa procedura sarà applicata alle designazioni UE di registrazioni internazionali di marchi e design, che quindi saranno anch’esse clonate in registrazioni nazionali del Regno Unito.

Questioni relative alla decadenza per non uso del marchio

Sarà considerata soggetto a decadenza per non uso una registrazione di marchio del Regno Unito clonata da una registrazione UE solo se al momento della Brexit detta registrazione UE era parimenti soggetta a decadenza per non uso.

Marchi e design dell’Unione Europea pendenti al momento della Brexit

Al fine di mantenere la protezione nel Regno Unito di domande di marchio o design UE non ancora concesse al momento delle Brexit, occorrerà effettuare nuovi depositi nazionali entro nove mesi dalla Brexit. Tali nuovi depositi manterranno dunque la priorità delle corrispondenti domande UE. Lo stesso varrà per le designazioni UE di registrazioni internazionali.

Esaurimento dei diritti

I diritti di proprietà intellettuale che erano esauriti – in quanto non più invocabili per prodotti già immessi in commercio dal titolare, o da terzi con il suo consenso, ai sensi delle norme UE e del Regno Unito prima del termine del periodo transitorio – rimarranno esauriti nell’UE e nel Regno Unito.

LA "GRANDE SFIDA" DELLE PMI

In questi giorni si assiste spesso attraverso i mezzi di comunicazione ad un inasprimento delle posizioni riguardanti non solo la politica comunitaria, che non è nostro compito commentare, ma una sfiducia generalizzata nei confronti del nostro tessuto produttivo.

Spesso ci siamo chiesti il perché ed una delle risposte che ci è sovvenuta   deriva proprio dalle grandi sfide a cui sono sottoposte le nostre imprese, specie la Media e Piccola impresa, motore sociale ed economico del nostro Paese.

La sfida più grande alla quale sono sottoposte le nostre aziende, si chiama lotta alla contraffazione. Si perché l’Italia è il paese europeo più colpito da questo fenomeno, secondo solo agli USA a livello mondiale.

Eppure gli strumenti che contribuiscono con efficacia alla lotta contro questo fenomeno così dilagante, ci sono ed uno dei più efficaci è la protezione offerta dal Codice sulla Proprietà Intellettuale.

La proprietà intellettuale (IP) è uno tra i fattori determinanti per la crescita economica e l’innovazione. Insieme alla proprietà fisica, la proprietà intellettuale incentiva gli imprenditori a creare beni e servizi originali e a diffonderli al più ampio numero di cittadini.

Purtroppo, pur essendo le imprese italiane propense all’innovazione, faticano a tutelare la proprietà intellettuale, lasciando spesso che idee e prodotti vengano posti sotto tutela in Paesi ove la proprietà Intellettuale è indubbiamente vista come il vero valore aggiunto del proprio lavoro e non è un caso, che ai primi posti di questo indice si trovino da anni i paesi che innovano di più, come Germania, quelli Scandinavi, gli Stati Uniti, Cina, Singapore e la Svizzera, che si trovano ai vertici del sistema economico mondiale, godendo della fiducia degli investitori.

Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale che misura come viene tutelata la proprietà in oltre 125 paesi rappresentanti il 98% del Prodotto interno lordo mondiale ed il 93% della popolazione, l’Italia si posiziona al 50° posto, e sempre secondo l’OMPI, l’indice internazionale per i Diritti di proprietà dimostra che più la proprietà è tutelata e più marcato risulta il dato secondo cui le aziende che provvedono al deposito di marchi e brevetti registrano circa il 32% in più di ricavi, specie se trattasi della piccola e media impresa.

La globalizzazione ha fatto una selezione dura e dolorosa, ma ha anche plasmato e migliorato il tessuto produttivo italiano che operando in uno scenario globalizzato ma complesso dal punto di vista della tutela della PI, per orientarsi tra le diverse legislazioni, si appoggia ai consulenti esperti in materia di Proprietà Intellettuale.

I nostri esperti sono a Vostra disposizione. Non esitate a contattarci!